“A cosa stai lavorando, Bianca?”
La voce di Guido si fece strada tra i pensieri affollati della padrona di casa, facendola riscuotere.
“Niente” replicò lei in automatico. “Cioè, no, scusa… Annotazioni. Su di loro, sai… I Forgiati”.
Guido si avvicinò alla scrivania, sporgendosi oltre la sua spalla per leggere alcune parole. “Sei soddisfatta di quanto hai scoperto fino ad oggi?”
“Mai abbastanza” sospirò lei. “Sapevo che tempi duri come questi sarebbero arrivati, ma per adesso speravo di avere risultati più… Più… schiaccianti. E invece non ho niente in mano.”
La penna le scivolò dalle dita mentre si abbandonava contro lo schienale della sedia, rovesciando la testa all’indietro.
Guido continuò a leggere. “Hai solo bisogno di più tempo. Troveremo tutte le risposte… e a questo proposito, hai pensato di condividere questi appunti con qualcuno?” concluse leggendo l’ultima pagina.
“No”, mormorò stanca. “No, non posso. È troppo pericoloso. Con Giovanna nelle sue nuove vesti, parole come queste possono condannarci tutti immediatamente. Devo confidare nelle menti di altri Cacciatori, altrove, nella penisola.”
Guido si fece pensieroso per qualche istante mentre rifletteva sulle parole di Bianca. “E se ci fosse un modo per far uscire le tue ricerche da Milano?”, domandò all’improvviso.
“Hai in mente qualcosa, messer Trivulzio?” sorrise, con scarsa convinzione.
“Non qualcosa… qualcuno. C’è un Magister dell’Ordo Fabularis che mi deve un favore. Ha buoni contatti nella penisola e una gran voglia di condividere il sapere”.
Bianca lo guardò per un istante, senza dire niente, ma alla fine scosse la testa. “Grazie, Guido… Ma non posso rischiare ora.”
Un nuovo sospiro risuonò nella stanza, poi, il silenzio.
“Facciamo un patto, però” aggiunse la Cacciatrice, all’improvviso. “Se mai qualcosa d’irreparabile accadesse a Famiglia Armistice, qualcosa di tanto grave da far perdere d’importanza il resto, torna qui. Cancella le frasi troppo compromettenti e invia queste pagine.” Lo guardò intensamente. “Lo faresti, per me?”
Guido raggiunse la mano di Bianca con la sua ancora prima che la nobildonna terminasse di parlare. “Non ti preoccupare, non ti accadrà nulla”, mormorò con dolcezza.
Si zittì per qualche istante, poi continuò. “Ma se così non dovesse essere, mi assicurerò che le tue ricerche arrivino nelle mani giuste”.
Bianca annuì, e strinse a sua volta la mano rovinata di Guido. “Se qualcosa dovesse accadere a me e a questa casa, sarà bene che queste pagine siano fuori da Milano”.
“Te lo prometto” acconsentì il Cacciatore, stringendo un’ultima volta la mano di Bianca.
Raggiunse poi il suo elmo, di troppo in quelle stanze, e se lo mise nuovamente sul capo.

Osservando la sua schiena imboccare l’uscita, Bianca avvertì un tremito nella mano che lui aveva stretto, come un istinto a sollevarla per richiamarlo indietro. Si trattenne, ma l’ombra che le opprimeva il cuore si fece più pesante. Posò lo sguardo sulle pagine stese ad asciugarsi, e d’improvviso seppe con certezza che presto avrebbero lasciato Villa Armistice.

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